Diritto, politica e filosofia

Intervista a Francesco Verdinelli

Nel 1995, quando internet era ancora agli albori qui in Italia, è stato proprio un nostro connazionale, Francesco Verdinelli, a sperimentarne per primo l’uso in relazione al teatro agito con lo spettacolo “Internautilus”.
Dall’idea di Francesco Verdinelli e Adriano Vinello è nato, con la compagnia Rag Doll il progetto di uno spettacolo teatrale dalla struttura relativamente tradizionale ma che con l’uso di una videocamera potesse essere visto, in contemporanea con la rappresentazione anche in rete.
Da quella prima sperimentazione sono nate diverse forme di interazione ed ibridazione tra internet e teatro; in questa intervista Francesco Verdinelli, pioniere del web-teatro, ci introduce in questo porno gratis di un complesso mondo.

Quali sono state le sue esperienze di ibridazione tra internet e teatro?

Il primo passo che ho fatto in questo senso è stato nel 19995 con “Internautilus” praticamente agli albori di internet in italia, tanto che per mandare in rete lo spettacolo in diretta è stato inventato un programma apposito, allora non esistevano ancora real-video o windows media player. “Internautilus” era interattivo in modo primordiale, sono stati reperiti in internet gli stessi “materiali” dello spettacolo, dalla scena al testo, sono arrivati contributi da tutto il mondo.Certamente questa è una forma piuttosto limitata di interazione, ma era anche l’unica possibile in quel momento, considerando che i modem di allora andavano a 14e 4! Lo spettacolo centrale è stato “internet frammenti” che abbiamo messo in scena nel 1996 al Vascello, ed è stato il primo spettacolo con attori collegati in rete che recitavano in diretta con lo spettacolo vero e proprio a Roma. E’ stato poi replicato anche al teatro Simon Bolivar in Venezuela nell’isola Margarita. Il terzo spettacolo nel 1997 è “ l’Inferno”, grazie soprattutto all’evoluzione tecnica di internet, si è riusciti a creare un prodotto più completo, si iniziava ad usare le linee Isdn, molto più veloci, e ciò a permesso un’evoluzione del prodotto finale.

A che cosa il teatro non può rinunciare per continuare ad essere teatro?

Quando ho fatto i primi spettacoli con un attore che recitava dall’Australia alle sette del mattino seguente alla data dello spettacolo in Italia mi sono reso conto della centralità del concetto di momento nel teatro. Quell’attore, infatti, nonostante la differenza d’orario faceva la sua performance avveniva come momento scenico in contemporanea con gli attori che recitavano sul palcoscenico di Roma. Quell’attore era lì ed ora e noi siamo qui ed ora.Nonostante la distanza tra scena e attore, l’atto scenico manteneva una sua unità nella scelta di un momento per la sua nascita.

L’attore che recitava dall’Australia che percezione aveva dello spettacolo?

Aveva una percezione in stream, ovvero vedeva lo spettacolo e aveva un idea precisa della situazione con la quale interagiva.Ma è molto importante sottolineare che tutto lo spettacolo è stato concepito per gli spettatori italiani. Il “fatto” teatrale era al centro dell’evento, il fatto temporale e le incursioni dal mondo sono un allargamento del palcoscenico, ma non c’è dubbio che il palcoscenico sia lì!

Come può influire internet nel linguaggio teatrale?

Certo, molto dipende da come lo si usa. Per noi, nel nostro linguaggio, internet ha influito moltissimo. Ma anche se il teatro è restio a cambiare, credo che prima o poi, magari in forme ancora da pensare, internet entrerà di prepotenza nel teatro e nella rappresentazione. Forse in modi diversi dal mio, io ho creato una sinergia molto forte ai limiti della “rottura”, ma sicuramente l’influenza sarà consistente, forse più forte di quella esercitata dalla televisione che a differenza di internet manca di interattività.

Cosa l’ha spinta a sperimentare la sinergia tra internet e teatro?

L’esigenza scenica mi ha fatto avvicinare a questi argomenti, l’esigenza artistica mi ha fatto scorgere il potenziale creativo delle nuove tecnologie e mi ha spinto a conoscerle e a lavorare in questa direzione, tanto da arrivare a suggerire la creazione di un nuovo programma che potesse rendere possibili le mie idee artistiche.

Secondo lei sono i limiti tecnici, che nonostante i progressi fatti esistono ancora, a frenare le sperimentazioni in questo senso, o in realtà il teatro non ne sente ancora la necessità?

È possibile! Io nel mio percorso artistico ne avevo bisogno ! La mia necessità l’ho soddisfatta. Pensiamo solamente che la questione del connubio tra teatro e televisione è ancora aperta! Io credo che sicuramente è più giusto creare teatro in interazione, e magari sì poi vederlo sulla scena, perchè il margine di creatività e di interattività di internet è sicuramente più funzionale al teatro della comunicazione univoca della televisione. E poi le possibilità sono praticamente infinite, ad esempio un attore Shakesperiano che recita da Londra in inglese è una cosa che mi emoziona, oppure come scelta drammaturgia mettere Macbeth in Australia e Lady Macbeth in Italia, assume un significato, diventa un modo per raccontare una storia. Questo è un modo che mi appartiene e che mi diverte, ed è interessante vedere anche come si mescolano diversi percorsi, quello tecnico, drammaturgico, spettacolare. Questi mezzi, che io forzando la mano ho sperimentato anni fa, stanno diventando sempre più quotidiani e sicuramente prima o poi arriveranno ad essere considerati “normali”.

Forse il segreto è utilizzare internet come uno strumento scenico e non come un tema?

È come poter avere la possibilità di scrivere con più punti di vista o con più scrittori; internet è un modo di moltiplicare gli orizzonti e le possibilità.